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Terroristi latitanti in Francia, Parigi adesso apre all'Italia

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Posted on: 02/13/19
La partita sui terroristi latitanti in Francia non è chiusa. E l'Italia adesso cerca di avere conferme dell'impegno francese sulla possibile riconsegna dei condannati che ancora godono della dottrina Mitrerrand. Come fece Cesare Battisti prima di fuggire in Sud America.Oggi, i magistrati italiani e quelli francesi si sono ritrovati a Parigi per parlare del dossier così caro all'attuale governo e in particolare al ministro dell'Interno Matteo Salvini. Un portavoce del ministero della Giustizia francese, Youssef Badr, aveva dichiarato questo pomeriggio ad Agi che si trattava di "una quindicina di casi" e che "sono due le richieste di estradizione che vengono attualmente esaminate". "La scorsa settimana abbiamo ricevuto una richiesta di estradizione, la cui situazione sarà esaminata in occasione della riunione di lavoro odierna. Una seconda domanda ci dovrebbe pervenire prossimamente. È la prima che riceviamo dopo le dichiarazioni di Matteo Salvini", ha aggiunto il portavoce.L'incontro a Parigi fra i magistrati ha così portato a una prima importante apertura da parte della Giustizia francese. E a confermarlo è stato il ministero della Giustizia italiano che, in una nota, ha confermato le prospettive di dialogo su un tema particolarmente sentito come quello dei latitanti rossi. "In un clima cordiale, collaborativo, di grande amicizia, si è concluso il primo incontro tecnico fra la delegazione del ministero della Giustizia e le autorità francesi. Sul tavolo, tutti i fascicoli inerenti i latitanti localizzati in territorio francese su cui le autorità italiane avevano inoltrato richiesta di estradizione. Sono stati analizzati tutti i fascicoli, uno per uno, ed è avvenuto un proficuo scambio di informazioni su ogni caso"."Le autorità francesi - aggiunge la nota del ministero - si sono impegnate a rivalutare tutte le posizioni. Lo scoglio principale è la lotta contro il tempo, rappresentata dalla prescrizione: purtroppo gran parte delle richieste inoltrate nel 2002 non hanno mai lasciato gli uffici del ministero della Giustizia francese. Proprio per questo, la delegazione italiana ha chiesto che su tutti i fascicoli si pronunci l'autorità giudiziaria francese: gli atti sono sempre rimasti al ministero e non sono mai stati sottoposti al vaglio dell'autorità giudiziaria". Il ministero guidato da Alfonso Bonafede conclude: "C'è la convinzione che si sia finalmente instaurato un rapporto diretto che consentirà di seguire passo passo tutte le azioni da mettere in atto per giungere alla rimpatrio dei latitanti".




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